Il viaggio (al castello e ritorno)

Nel giorno di quel gran punkettone di San Rocco e del suo inseparabile cane, nel pieno di Agosto, la sera, al Club Esclusivo di Guinadicity, è zona vietata per noi simpatici fanciulli dediti all’ antica Arte della Distruzione. Non ci si può stare, quella sera , al club esclusivo di Guinadicity . Troppi parenti. E per quanto i vecchi di Guinadicity siano moderni e dediti pur’ essi, in gioventù all’antica Arte, non puoi di certo scolarti tranquillo quei cinque, sei rum-cola, che forniscono la minima base per iniziare una serata, e far girare fuochi d’ artificio davanti agli occhi di Madri e Padri. Non sarebbe bello.

Capitolo 1

 

Quindi, quella sera, decidemmo di appartarci e di agire segretamente.Correva l’ anno '97 a tre passi dal Nuovo Millennio e come dei Templari decidemmo di riunirci in una zona tranquilla del Castello. Erano presenti all’ appello, io, il Cugino, il Fratello, il Vecchio ( non indispensabile per il corso della storia ma necessario per le sue mercanzie) e altre fanciulle che non ricordo.

Ci eravamo seduti in una tavola rotonda, in cerchio, e osservavamo il Vecchio che ci esponeva e ci spingeva a provare del gustoso Nettare proveniente dall’ Africa. Ne aveva anche parecchi barattoli di ‘sto cazzo di Nettare e  addolciti da quella calda notte estiva li finimmo tutti. I barattoli. Di Nettare. Dall’ Africa.

Non so se vi è mai capitato di provare tali mercanzie ma l’ effetto è abbastanza immediato. Un senso di estrema leggerezza unito ad un colpo di mannaia al cervello. L’ uno e l’altro. Questi gli effetti della Digestione.

Il Fratello, il Cugino? C'è Mr. Rock e qual'è? Cosa centra la donzella con questi loschi figuri?? Chi è il 4° uomo?  Io il Cugino e il Fratello, sostenendoci a vicenda, dopo circa mezz’ora di tentativi riuscimmo ad alzarci e notammo anche che quel nettare aveva pure dei poteri magici. I nostri occhi facevano luce. Le nostre bocche paralizzate in un sorriso.

Non so per quale cazzo di motivo,e ancor'oggi me lo chiedo, noi tre decidemmo che era giunta l’ ora di tornare alla festa di corte, dove il Mondo ci aspettava. Attraverso i vicoli tranquilli del Castello, ci inoltrammo nel boschetto che ci portava nell’ ampio prato che dava sulla corte. Impavidi andavamo contro il destino ed incontro ad una delle nostre più grosse cazzate. Avevamo un importante missione da compiere alla corte? No. Potevamo starcene tranquilli a guardare le stelle nella nostra segretezza? Certo. Dovevamo proprio andare incontro al Mondo? No. Non potevamo, ad esempio, fare due passi per digerire meglio il nettare? Certo. Per compiere quel gesto avventato, avevamo assunto, forse, strane sostanze o peggio ancora , droghe? Figurati!.

Sta di fatto che alla fine di quel boschetto ci aspettava un altro scenario.

 

Capitolo 2

 

Il nostro obiettivo: raggiungere il campo base. Il Club Esclusivo di Guinadicity. 

Il plotone d' esplorazione era composto da tre uomini altamente specializzati per quel tipo di missione: Io, il Fratello e il Cugino.Uscimmo dal boschetto tranquilli, consapevoli che l’ obiettivo era vicino. 100 metri in linea d’ aria. Mai  la meta fu così vicina. Mai, per gli avvenimenti che accaddero, risultò però essere così lontana.

Ero il primo del plotone, mentre gli altri due proseguivano a passi incerti e barcollanti, per le ferite riportate a causa di un misterioso nettare ingerito nella Campagna d’ Africa, che aveva seriamente colpito anche il sottoscritto. Per primo uscii da quel fatidico boschetto.

Per primo mi trovai  in un vasto prato in discesa. Le luci del campo base illuminavano i miei movimenti a giorno. Il campo era affollatissimo di gente. Una festa. Musica di mazurca e walzer.

Il nettare che avevo ingerito non mi permetteva di capire lucidamente se quelle erano persone amiche o nemiche. L’ unica cosa che sapevo è che dovevo portare il plotone sano e salvo in quel campo e poi ...si vedrà. Il "Branco" si rifocila in uno sperduto Autogrill! Quale? Ma c'eravamo tutti? ATTENTI!! Tra poco ripartiranno per altre incredibili avventure

Ero in campo aperto e senza protezione. Mi fermai. Sentivo dietro le voci dei compagni.Il brusio e le musiche del campo base giungevano ovattate.

C’ era qualcosa che non andava.

Charlieeeee!.

Musi Gialliii!.

In anni di guerra in Vietnam avevo imparato a percepirli dall’ odore. Bisognava agire. Rischiavamo di essere colpiti a pochi metri dalla meta.Dovevo avvertire i miei compagni e mettermi in salvo.Dopo un attimo d’esitazione, fermo davanti alla distesa d’erba, mi lanciai verso un piccolo cespuglio nel mezzo del campo aperto. Con uno scatto di 20 metri corsi lungo la distesa d’erba e mi acquattai dietro il cespuglio, per evitare che la gente del campo base si accorgesse di noi.

“I Charlie, cazzo! I Charlie! Nascondetevi! Sono dappertutto!” urlai al Fratello e al Cugino.

I due stavano tranquillamente uscendo dal boschetto, ridendo come due pazzi. L’effetto del nettare dava ai miei compagni una sorta di inconsapevole euforia. Non si rendevano conto del pericolo.

“Plotone, attenti! E’ pieno di musi gialli! NASCONDETEVI!”

Come  bradipi ubriachi, i due si misero a correre A CASO,  per la discesa ridendo e urlando “I CHARLIE, I CHARLIE!”

Non c’era speranza per loro, il nettare aveva invaso le loro menti.Con un gesto eroico corsi verso di loro e cercai di trarli in salvo dietro il cespuglio ma una volta raggiunti ci fu un effetto contagioso prodotto dal nettare che mi fece perdere la ragione e cominciammo a correre A CASO lungo la discesa ridendo come pazzi da manicomio. Nettare traditore.

 

Epilogo

 

Al campo da tennis di Guinadicity, la festa di San Rocco procedeva tra potenti musiche suonate da gruppi provenienti dal più ribelle underground del ballo liscio.

Ma la musica era destinata a fermarsi.

E si fermò.Spettatori allibiti dall'insolito spettacolo!!! ma chi sono i Charlie??

Circa 200 o più persone, comprese la band, si misero ad un tratto a guardare ammutoliti tutti verso la stessa direzione. La valletta d’ erba che sovrastava il campo. Seguirono in silenzio i movimenti di tre loschi figuri che poi riconobbero. Gente ben conosciuta nel paese.

Dopo il momento di smarrimento la musica riprese e la gente ricominciò a festeggiare.

Solo il Capitano M. rimase a fissare la valletta con il rum-cola su una mano e la sigaretta  nell’ altra.

“Ma che cazzo stanno facendo quei tre deficienti ubriachi drogati malati terminali o che altro.....meglio che vada a prenderli prima che si sputtanino per tutto il paese...”

Ci salvò da quella missione, il Capitano M. e ci riportò oltre il boschetto dicendoci che la gente al campo base non era pronta ad accoglierci con i dovuti onori.

 

E così uscimmo a riveder le stelle.

 

Mr. Rock