La nostra storia si svolge un otto marzo di qualche anno fa, eravamo io, il Notaio, il Tenente Colombo, l’Indiano, il Militare, lo Scout e Mork, non ricordo precisamente se c’erano altre persone ma, d’altra parte, è stata una serata molto confusa, infatti fino a 5 giorni fa, non ricordavo neanche di averla vissuta, poi bevendo per sbaglio niveina, invece del solito detersivo, mi è di colpo tornata alla mente, ma non divaghiamo, le cose sono, più o meno, andate così.  Tutti sanno che l’otto marzo è la festa delle donne, ufficialmente si ricorda un episodio tragico, la morte di un centinaio di operaie in una fabbrica inglese nel periodo della rivoluzione industriale, in realtà festeggiano la conquista del mondo e, detto tra noi, si comportano esattamente nel modo che dicono sempre di detestare, cioè come noi, rutto libero, risate a bocca larga, parlare delle dimensioni del pene del proprio partner e delle sue prestazioni sessuali è lo standard, le più audaci poi si lasciano andare a scoregge e troieggiano qua e la con la scusa che sono cariche, ma questa è un’altra storia. Quel giorno il Tenente Colombo, Mork e io decidemmo che non era giusto che quella sera tutte le ragazze andassero a divertirsi mentre noi dovevamo stare in casa come giovani vedovi, avremmo organizzato una contro cena! “Ma coi fiocchi porca troia!”, ci dicemmo al Piccadilly ma non prima del quarto aperitivo, per la lucidità, naturalmente, il fatto che fossero le sei di sera del giorno stesso ci convinse a fare i grandi e non prenotare neanche, (tanto dove cazzo trovavamo!), coinvolgemmo la combriccola di cui sopra e partimmo; dunque allo Sheraton ci avrebbero anche dato un tavolo buono ma purtroppo avevano finito lo Chateau Laffitte e abbassarci a bere un volgare Brunello o un Sassicaia ci scocciava, così gentilmente rifiutammo, da Vissani l’aragosta non era delle piccole Antille e insomma, ci ritrovammo da Marino l’Alpino a Mignegno dove avevamo avuto una soffiata che per una crisi internazionale improvvisa Clinton, il Papa e l’Apostolo Paolo avevano disdetto all’ultimo momento così si era liberato un tavolo. Quando ci videro arrivare prima ci guardarono come se fossimo alieni e poi ci dissero, “non abbiamo da mangiare, in generale”, bene! pensai io, ma il Tenente Colombo mi guardò sicuro e, come Mosè sul monte, andò a contrattare. Ci accomodammo ammirando i locali appena rinnovati, anche se non ho mai capito cosa ci faceva la copia originale del congresso di Vienna dentro a una cassapanca, ma comunque, dopo un po’ colombo tornò soddisfatto, per un prezzo che definì “interessante” aveva ottenuto, antipasto di mortadella, salame e, se non ricordo male, coppa; baslone di pasta aglio e olio, un secondo simbolico che non ricordo (forse delle olive) e per dolce una bella colomba, che noi barattammo per un gelato congelato.
Tutti ridemmo pensando che scherzasse ma un brivido mi percorse lungo la schiena, intanto ci portarono il vino, per cominciare quattro bottiglioni di “acetello” un vino asprissimo che rende l’ammazza caffè acqua pura, l’effetto è più o meno questo il primo bicchiere disgusto, allora subito un altro e già ci si abitua un po’ di più, al terzo si abbassano i freni inibitori, al litro c’è la negazione della realtà, al litro e mezzo ingiurie contro la chiesa e propositi di matrimonio ai due litri si sentono piccole esplosioni nel cervello come quando si mangiavano quelle caramelle frizzanti da piccoli, dopo si formatta tutto. Quando arrivò l’antipasto eravamo quasi tutti carichi così non avemmo la forza di opporci e andammo avanti a colpi di scena fino alla fine del pranzo, non ci volevo credere ma davvero ci portavano quella roba, ci gettammo sulla pasta come cani lupi, era fortissima, peperoncino assassino del Nicaragua e spicchi d’aglio interi che se ruttavi verso est uccidevi un vampiro in Transilvania! Comunque dopo un altro paio di bottiglioni arrivammo agli amari, che come ho detto, ci calmarono l’arsura e dopo ci presentarono il conto, prezzo da amici, trentamila lire italiane! tutti alzammo le braccia in segno di resa e lasciammo i portafogli sul tavolo pregandoli di risparmiarci la vita, ormai non c’è più religione, rapinano così, a volto scoperto. Per riprenderci dallo shock non ricordo a chi, venne l’idea di andare non ricordo dove, a fumare non ricordo cosa, ma comunque tutta roba legale, eh mamma!, mica quella robaccia che si fumano i tossici, e poi io stavo a guardare, capito mamma?! Questo ci demolì del tutto, ricordo vagamente di essere stato al Grapes, ricordo lo Scout sbriciolato, che coraggiosamente aveva ordinato altre due pinte di birra, mentre tutti lo guardavano increduli, ricordo il Militare preoccupato di risultare positivo all’antidoping, ricordo che fu quel giorno che scoprii di poter parlare alle allodole e di avere molti altri super poteri dei quali non mi servo per scopi personali, come del resto ogni supereroe che si rispetti. Mi hanno pure riferito che alcuni elementi furono beccati in condizioni pietose dalle rispettive donzelle e fustigati sul posto, di altri non ho più avuto notizia. Quando si riaccese la luce ero sul mio letto con una strana espressione negli occhi e una vaga sensazione di gioia per essere ancora vivo. E questo e tutto, gente. Sgrinfia Racconto liberamente ispirato dalle vicende umane di amici e frequentatori di questo sito che impavidi continuano (fidanzate, mogli e mamme permettendo) a frequentare Guinadi. |