

Havana 7
Quest’estate mi è successa una cosa molto particolare e strana, di cui non so darmi una spiegazione logica. Al termine d’ogni giornata guinadese mi veniva spontaneo parlare in francese e più calavano le stelle (causa il sopraggiungere del fratello sole) e più il mio francese migliorava. Un pò di francese l’ ho sempre parlato ma sono rimasto sbalordito in prima persona della mia padronanza della lingua. Inizialmente credevo fosse dovuto ad un colpo di sole, andando al fiume tutti i giorni e non avendo fatto la giusta preparazione sul cutaneo, ma mi sono dovuto ricredere poiché quando tornavo dal fiume, stavo troppo bene, mi sentivo rilassato ed allegro, la mia ghigna era lo specchio della mia felicità (n.d.r. chissà come mai?). Quindi è difficile credere ad un colpo di sole.
Saranno state le vicinanze, o meglio, gli incontri ravvicinati del 3° tipo “stranieri”? Può aver inciso, probabilmente, ma giuro che l’islandese non l’ ho mai parlato (anche se mi garberebbe parecchio). Anche quest’ipotesi non è credibile. Ho trovato! Ecco cosa può essere stato. Alla sera, verso il tardi (molto tardi) ricordo d’avere spesso bevuto una bevanda tipicamente cubana dal nome alfanumerico, ed il numerico non ricordo se era evidenziato sull’etichetta della bottiglia oppure era il numerico di bicchieri che ne bevevo per sera; ho il dubbio atroce che il numero in entrambi le situazione si equivalga. Indubbiamente la capacità del bicchiere può aver avuto la sua importanza, essendo il bicchiere solitamente utilizzato per altri prodotti. Ricordo una sera, un amico francese, compagno di mille avventure, leggendo l’etichetta della boccia mi disse “qui giace la tua anima” ed accettando il suo invito, con aria di sfida, lo ammutolii con un 1-2 da paura.
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Il Vs. Sindaco, Butch.
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