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Sabato
13 aprile era stata convocata la prima cena del Sito di Guinadi…
Il
popolo venne radunato nel Pub di Zeb; io arrivai in ritardo come al
solito trovando tutti i partecipanti discretamente tranquilli ad unica
eccezione del sindaco in versione “Gianni Snasa” che incollato al
bancone era arrivato all’aperitivo numero 4.
Con
le solite difficoltà di queste occasioni riuscimmo ad organizzare la
partenza per la Trattoria di Succisa dove gli osti ignari di ciò che
sarebbe successo stavano abitudinariamente preparando il desco.
Ricordo
bene il momento in cui entrammo in trattoria…., eravamo timidi….,
disorientati, e parlando a bassa voce prendemmo posizione al tavolo.
La
compagnia era vasta ed assortita, a dire la verità nonostante i grandi
proclami non c’era una grande confidenza fra i commensali.
L’oste
sorrideva e cercava di metterci a nostro agio, purtroppo non si era reso
conto che i partecipanti non eravamo noi: in realtà era una cena alla
quale erano convenuti i mostri che alloggiano nei nostri corpi e che
sono soliti uscire quando le tenebre calano e i fiaschi si svuotano.
Credo
che prima di finire il lardo dell’antipasto avessimo già
smaterializzato quasi la totalità del vino per riordinarlo di nuovo.
Il
re Max (diventato autistico dopo la Pasquetta al Lago Verde) aveva
di nuovo perso l’uso della parola, mangiava il cinghiale e guardava
tutti sorridendo: non sapeva di preciso né chi lui fosse, né dove si
trovasse in realtà, ma si sentiva felice nel vedere un popolo riunito
che lo acclamava come sovrano e ciò per il momento gli bastava.
La
sua consorte si cibava in disparte con la sua omonima dama di compagnia,
al loro fianco altre ragazze si nutrivano di lardo e torte ai porri, il
tutto annaffiato dall’ottimo vin-petrolio della casa.
La
ciurma si era divisa in 3 gruppi:
-
I monarchici: facenti capo al re Max che parlavano soprattutto di
mountain bike e che
avevano sequestrato il Web master Carletto.
-
La comitiva delle gnocche dall’alito pesante: che sapeva di gustosi
sapori della nostra terra (porro, aglio, lardo…)
-
I repubblicani: facenti capo al sindaco Bucchio che non avevano
scienziati ma si erano
impadroniti dello sponsor "Pastafresca" più consorte
drogandoli con massicce dosi
d’alcool.
Ah
…dimenticavo c’era anche un tavolo a parte di parmigiani che avevano
scelto una tranquilla
trattoria di montagna per sfamarsi in santa pace, ma questa è
un’altra storia…

Io
ero diventato paonazzo per il vino e cercavo di giustificare il tutto
dicendo che avevo fatto delle lampade.
Nella
mia testa immaginavo che non fossimo arrivati con auto, ma con una
grossa nave pirata e che in realtà vivessimo da un’eternità su
questa imbarcazione dove eravamo tutti come fratelli e sorelle e forse
ogni tanto si faceva anche all’amore.
Era
una nave magica dove era impossibile invecchiare, non si litigava, si
mangiava lardo senza ingrassare e si beveva vino senza stare male.
Su
questa nave non ci si
annoiava e non ci si stancava mai
.
Su
questa nave si cantava sempre e talvolta si ballava.
Credo
che il primo a vedere la nave dopo di me fosse stato Franchino, il quale
dopo essere salito grazie ad una fune penzolante intonò alcune vecchie
ballate…. .tantissimi altri salirono su questa imbarcazione e sotto i
loro piedi si materializzò il ponte fatto di tavole antiche di faggio.
Allora
presi per mano la ragazza che sedeva al mio fianco (che invece che sulla
nave credeva di essere su un’astronave) e iniziammo a ballare mentre
la ciurma cantava e batteva le mani.
Tantissime
coppie si aggiunsero e ballammo vorticosamente intorno a quella che
l’oste considerava una vecchia stufa in ghisa con canna fumaria, ma
che noi (solo noi) sapevamo essere l’albero maestro al quale avremo
impiccato chiunque ci avesse interrotti.
Gli
occhi di tutti esprimevano gioia e soddisfazione.
Il
limoncino, le grappe e gli amari scorrevano a fiumi. Tutti
erano felici.
Tutti
i piccoli problemi d’ogni giorno erano stati chiusi in una rete
zavorrata da grosse pietre che era stata gettata dalla prua ed adesso
giaceva in fondo al mare ad una tale profondità che nessuno avrebbe mai
potuto raggiungerla.
Ad
un’ora imprecisata della notte salimmo sul bergantino (le nostre auto
si erano dissolte nel nulla…) facendo rotta per un paio di pub dove
tutti i pirati continuarono a ballare e a bere rum fino alle prime luci
del mattino.
Mi
svegliai nella tarda mattinata di una piovosa domenica di merda.
Avevo
un grosso cerchio alla testa, guardai fuori dalla finestra e non vidi il
mare, del bergantino nessuna traccia……. Anche questa volta
l’equipaggio aveva nascosto l’imbarcazione là dove nessun
“civile” la potrà mai trovare.
La
nave emergerà dalle acque ancora, emergerà ogni volta che i pirati che
sono dentro di noi usciranno prepotenti e vorranno cantare, bere,
ballare e perché no? Fare all’amore.
Permettetemi
un’ultima raccomandazione:
“Non
raccontate a nessuno di questa storia, vi prenderebbero per pazzi…
e se qualcuno ci credesse vorrebbe imbarcarsi anche lui almeno
una volta….
E
se invece di una nave di pirati diventasse una nave di turisti non ci
sarebbe più magia….e il bergantino affonderebbe per sempre.”
L’ufficiale
di coperta:
Jesper |