La  nostalgia  

PREMESSA.

Era un giorno, ma non come tanti altri. Correva infatti l’anno 1981 quando un semplice idolo venne consacrato alla Leggenda. Quest’uomo che seppe esprimere i sentimenti latenti nella maggior parte di noi e tradurli in melodie era Bob Marley. Venti anni dopo alcuni ragazzi hanno cercato di vivere quelle emozioni infinite e meravigliose nel modo più intenso.

 

I FATTI.

Dopo  aver trascorso ciascuno il proprio sabato pomeriggio, da sempre dedicato al cazzeggio preferito, ci si riunì al forte richiamo dell’aperitivo. Difatti in quell’epoca gli aromi suadenti del Ricard erano un richiamo irresistibile. Così io, ovvero Alcool Man, Demolition Man, l’Ammiraglio, il fido Spok e la sua graziosa vulcaniana dopo aver stuzzicato l’appetito, dello stomaco si intende, cominciammo a elucubrare il problema di cosa inghiottire golosamente per ottenere la massima soddisfazione culinaria. E visto che fino a quel momento la serata era di quelle senza alcuna pretesa, fu piuttosto facile mettere tutti d’accordo con una pizzetta da minimo sindacale.

Ben presto però ci accorgemmo che qualcosa non andava; difatti, mentre fra un boccone e l’altro fra i commensali si sviluppava una certa ilarità, il fido Spok non lo sembrava altrettanto: quel velo di malinconia era dovuto alla nostalgia del suo pianeta lontano… Ma di questo ce ne saremmo resi conto solo molto più tardi.

Per riavere Spok col resto del tavolo Demolition Man decise di prevenire i tempi e di anticipare a metà pizza un brindisi energico: propose infatti una bevanda dolce e delicata che ricordava i sapori dei frutti di bosco. D’altronde la cena era solo a metà, non si poteva certo ricorrere a terapie intensive. I risultati furono a dir poco scarsi. Così di lì a poco l’Ammiraglio decise di proporre il suo rimedio. L’alto ufficiale della flotta stellare riteneva che si trattasse di un semplice imbarazzo di stomaco dovuto a un qualche radicchio più coriaceo del dovuto; così fece arrivare un composto di erbe curative. Essendo i risultati ottenuti ancor più trascurabili di quelli ottenuti in precedenza fu chiara solo una cosa: bisognava andare nell’infermeria del dottor Zebscott. Infatti solo un decano delle scienze fisio - psichiche poteva avere fra i suoi scaffali una cura specifica.

Raggiunto il ponte dell’infermeria, però, il dottore era occupato. Così spinti dalla eccessiva fretta di porre fine alle tribolazioni del nostro amico, afferrammo una delle infermiere e le illustrammo sommariamente la situazione, ma non trovammo le risposte sperate. Cosicché lei provò a somministrare un debole farmaco placebo in attesa che il dottore si liberasse. Attratti dalla confezione intrigante io e Demolition Man, convinti dell’innocuità del medesimo, ne facemmo assunzione, e poco dopo inducemmo in tentazione anche la vulcaniana e l’Ammiraglio.

Purtroppo quel mefistofelico intruglio fu in grado solo di allargare a tutti il malcontento, che così divenne generale. Proprio in quel mentre il dottor Zebscott si liberò: io e Demolition Man accorremmo ai suoi piedi spiegando a grandi linee cosa stava accadendo. Egli capì subito la gravità della situazione, perciò si diresse velocemente a colpo sicuro a recuperare una bottiglia di fermentato di canna da zucchero: solo le capacità degli estratti ayurvedici di quel vegetale originario dei caraibi potevano alleviare ogni tormento. Con la sua esperienza ci consigliò di disciogliere il contenuto di quella bottiglia dentro una bibita alla cola. Ma quella ben presto cominciò a scarseggiare, e le misture assomigliavano sempre di più a quelle che solitamente vengono servite alla Festa al Campo di Succisa (i più dovrebbero sapere; ma a uso e consumo di chi non sa quella sagra paesana funziona così: c’è un bancone a cui si deliba una offerta libera, dopodiché le bevande sono free for night…).

Alla fine ebbri, di gioia (che avevate capito!!!), perché la formula medicamentosa che avevamo assunto aveva ripristinato al massimo i nostri livelli di gioie e letizie, non potemmo fare a meno di andare a congratularci con Zebscott. Ma io, Demolition Man e Spok avevamo un carico di felicità contagiosa, cosicché coinvolgemmo nel nostro festeggiamento anche tutti gli altri che si trovavano sul ponte.

A quel punto Spok, ritrovando le sensazioni del suo ambiente, chiese e ottenne che vennisse diffusa nell’aere la musica composta da Bob Marley. E con quell’atmosfera non potemmo fare a meno di addentrarci ancor di più nelle nostre sensazioni di estasi di felicità, facendo diminuire, e non di poco, le scorte di fermentati di canna da zucchero. Ma in fin dei conti anche il dottor Zebscott era d’accordo: l’occasione meritava di essere premiata senza riserve.

E così uscimmo a riveder le stelle. Almeno secondo i dati del diario di bordo raccolti dal Computer…

 

Alcool Man